L'Unione di Centro di Monte S. Savino verso il nuovo progetto Politico del Grande Centro

Si è appena conclusa la tre giorni degli Stati Generali dell’Unione di Centro a Chianciano alla quale ha partecipato anche una delegazione dell’UDC savinese. Lo scenario della politica sta cambiando e Monte S. Savino, con il risultato delle ultime amministrative, ne è un esempio. La gente ha voglia di cambiamento, ha voglia di una politica in grado di intercettare i problemi reali delle persone, delle famiglie, dei lavoratori, dei nostri figli per dar loro speranza per un futuro migliore e giusto.

Queste sono le basi che l’UDC porta avanti nel nuovo soggetto politico del Grande Centro, un percorso difficile, coraggioso ma che deve essere portato avanti, forti anche dei segnali che negli ultimi tempi ci sono sull’avvicinamento a questo “progetto” di diverse personalità politiche e della società civile. Questi segnali si registrano anche a Monte S. Savino, infatti all’UDC ed al nuovo soggetto politico si stanno avvicinando persone degli schieramenti sia di centrodestra  che di centrosinistra; questo è un messaggio chiaro che conferma che la direzione che l’UDC sta percorrendo è quella giusta.

Facciamo quindi appello a tutte quelle persone che non si riconoscono più negli attuali schieramenti politici per iniziare con noi un nuovo percorso politico, moderato, attento ai bisogni della gente con l’ambizione di iniziare una nuova politica del “fare” con proposte concrete; è infatti nostra intenzione creare dei gruppi di lavoro che, con il contributo di tutti i cittadini, analizzino per aree tematiche le problematiche esistenti nei settori dell’ambiente, del sociale, della scuola, del turismo, dello sport e tutto quanto interessa la vita del nostro paese.

Allo stesso tempo l’UDC a Monte San Savino si propone di essere di stimolo nei confronti dell’amministrazione comunale affinché effettui quanto prima possibile quel cambio di passo da noi sempre auspicato rispetto all’immobilismo della passata amministrazione di centrosinistra in maniera che il nostro paese  possa ottenere risultati sempre più ambiziosi che sono alla sua portata e che merita di raggiungere. Auspichiamo quindi sin da ora, che l'amministrazione comunale consegua un’azione amministrativa attenta, equa  ed  incisiva in tutti i campi nell’interesse del bene comune.

 

"Casini mi convince"

Sembrerebbe vicinissimo all'Udc di Pierferdiando Casini. Lorenzo Ria, deputato del Gruppo Misto, dichiara di condividerne il progetto politico

Il progetto di Pier Ferdinando Casini, leader dell'Udc gli piace molto. "E' lì che ho le mie radici politiche cattoliche, una formazione che non ho mai abbandonato", ha infatti dichiarato. E qualche incontro d'agosto, quando Casini era ad Otranto in vacanza, potrebbe essere stato qualcosa di più che una semplice visita di cortesia. E' un autunno di riflessione per Lorenzo Ria, parlamentare del Gruppo Misto alla Camera. Ormai in strappo irrecuperabile con il Pd, sua formazione originaria, e mai entrato perfettamente a proprio agio nelle file del Pdl. Con cui ha pure calcato, appena tre mesi fa, i palchi dell'intero Salento nella campagna elettorale per le Provinciali a sostegno di Antonio Gabellone (Pdl) ed in netta opposizione con la "ex amica" Loredana Capone (Pd). 

"Dentro il progetto rilanciato a Chianciano agli Stati generali del Centro c'è la convinzione che è possibile costruire un'alternativa politica ai partiti personali e a quelli formati ormai da fazioni in lotta", commenta il parlamentare. "Condivido ciò che dice Casini", aggiunge. D'altra parte, "nel Gruppo Misto di Montecitorio non si può rimanere a vita". In sostanza: una decisione va presa, anche in vista delle Regionali 2010, quando sarà proprio l'Udc, corteggiata da entrambi gli schieramenti, di centrodestra e centrosinistra, a fare la differenza. 

 

Berlusconi teme su muerte política

Silvio Berlusconi se siente acosado. En Italia no se habla de otra cosa que de la posibilidad de que su fin esté cerca, y el primer ministro ve un enemigo en todo aquél que se atreve a llevarle la contraria. Él mismo alimenta la teoría de que hay un complot para echarle del poder y amenaza en privado con convocar elecciones anticipadas el próximo 21 de marzo, fecha de las elecciones regionales.

El político y magnate de la televisión está nervioso. Ataca al sector de la Iglesia más crítico contra él, se querella contra dos periódicos que le piden explicaciones por sus actos y asegura que hay una "confabulación" de los tribunales para mezclarle con la mafia y hasta con los atentados de los años 90 en Italia, que precedieron el colapso de los partidos clásicos y el nacimiento de su anterior partido, Forza Italia.

De paso, como para desalentar a sus posibles rivales, repite hasta la saciedad que es el mejor primer ministro de la historia de Italia, el más longevo en el poder y el más apreciado por los italianos.

Criticado en su partido

Quién le ha sacado definitivamente de sus casillas es su compañero en el partido Pueblo de la Libertad (PdL) y presidente de la Cámara de Diputados, Gianfranco Fini, quien le lleva la contraria desde hace meses y ahora le critica públicamente.

Fini compara el partido con un "cuartel militar" a las órdenes del general Berlusconi, se entiende y se pregunta por qué su jefe parece temer las investigaciones sobre la mafia.

Berlusconi se queja ante sus fieles de que Fini busca su "muerte política". También recela desde hace meses de la industria y de la banca, convencido de que el recambio ya buscado en caso de que él caiga sería el gobernador del Banco de Italia, Mario Draghi, o el ministro de Economía, Giulio Tremonti.

Vuelve a cobrar fuerza la hipótesis de un nuevo partido de centro derecha

Un político clave como Pier Ferdinando Casini, dirigente del partido de centro católico UDC, alimenta estos temores, con declaraciones en las que afirma que "la era post-Berlusconi ha empezado". La UDC es importante porque sus votos determinarán los gobiernos regionales que se formarán tras las elecciones regionales de primavera, y es cortejada tanto por el PdL como por el Partido Demócrata.

Casini ha encendido las alarmas del primer ministro al invitar a Fini a un acto de su partido este fin de semana. Hace dos años se sospechaba que ambos planeaban formar un partido de centro derecha, pero el proyecto quedó en agua de borrajas.

Ahora la hipótesis de un nuevo asalto cobra fuerza en los pasadizos del Parlamento italiano y se cuenta con un tercer hombre para el nuevo partido, el presidente de la Fiat y de la Ferrari, Luca Cordero de Montezemolo. Berlusconi ha querido reunirse este fin de semana con el empresario para cerciorarse de sus intenciones.

Sin embargo, crear ahora un partido alternativo al PdL no sería fácil. Casini ya hace tiempo que sueña con una formación que se constituya como heredera definitiva de la Democracia Cristiana, que integre a políticos moderados de derecha a disgusto con Berlusconi y a católicos de izquierda hoy en el Partido Demócrata. Pero no ha tenido éxito hasta ahora porque los posibles aliados quieren brillar con luz propia. El mismo Fini hace años que colisiona con Berlusconi, pero hasta ahora no le ha abandonado, porque ser su número dos ha favorecido a su carrera política.

Aún así, en el partido muchos creen que Fini ha llegado demasiado lejos en sus ataques al primer ministro y piensan que formará su propia formación, que podría aliarse con la de Casini. Fini lo niega, lo que refuerza a los que creen que con sus desaires sólo pretende buscar protagonismo para eclipsar a sus rivales dentro del partido de Berlusconi en la carrera por la sucesión.

Aunque dañado en su imagen por el escándalo de las prostitutas y velinas que le persigue desde hace meses y le ha enfrentado a un sector de la iglesia, Berlusconi aún tiene opciones de consolidar su poder, tanto si decide convocar elecciones anticipadas como si sale airoso de las regionales.

Pero en octubre la Corte Constitucional debe revisar la ley que él mismo aprobó en 2008 para dotarse de inmunidad política, llamada "lodo Alfano". Si la Corte la anula, Berlusconi podría verse literalmente inundado de procesos judiciales que podrían sentenciar su futuro. El auténtico peligro para el imperio de Berlusconi podría venir no tanto de la política como de los tribunales.

 

INTERVISTA DI FAMIGLIA CRISTIANA A PIER FERDINANDO CASINI: solo al CENTRO!

Da destra lo cercano insistentemente, per paura che gli scandali che hanno coinvolto il premier possano compromettere la tenuta della maggioranza alle elezioni regionali. Da sinistra lo cercano per la ragione opposta.

Ma non è stata un’estate politica di quelle che piacciono a Pier Ferdinando Casini: «Un’estate particolare», sorride amaro il leader dell’Unione di Centro, da molto tempo silenzioso e attento a non farsi immischiare nella bagarre politica costruita sugli affaires. «Mai come in questo momento», avverte Casini in questa intervista esclusiva a Famiglia Cristiana, «avvertiamo il limite della politica basata sulla contrapposizione e sulle polemiche: ma noi che tipo di società vogliamo costruire? Quali modelli vogliamo trasmettere ai nostri figli?
La lettera di dimissioni del direttore di Avvenire, Dino Boffo, è uno straordinario documento umano e politico. Un grido di denuncia che rischia di segnare un’epoca. Dalle pagine del vostro giornale voglio manifestare a Boffo tutto il mio affetto e la mia solidarietà».

– Perché si è deciso a parlare?

«Perché il caso del direttore di Avvenire va ben oltre il merito della vicenda: è la metafora di un potere che pretende l’omologazione».

– Se così è, come siamo arrivati fin qui?

«Il Pdl e il suo leader stanno cambiando pericolosamente. Alle elezioni politiche hanno espunto dalle alleanze qualsiasi elemento che non consentisse la completa assuefazione alla volontà del capo. Su questo terreno sono nati lo scontro con l’Udc e la consegna alla Lega delle chiavi della politica italiana. È davvero paradossale che si affidi oggi la mediazione con il Vaticano a Bossi e Calderoli! All’interno del Pdl sta prevalendo la visione del mondo e della politica italiana, affidata al direttore de il Giornale Vittorio Feltri. Altro che Gianni Letta... Nel “caso Boffo”, non viene colpito un giornalista che ha fatto l’opposizione al Governo, ma chi, nell’ambito di un’azione che si può definire di grande attenzione verso le posizioni della maggioranza, si permette di rivolgere una critica ai comportamenti del presidente del Consiglio. Quando poi Avvenire, nei giorni successivi alle dimissioni di Boffo, parla di “videoindecenza”, coglie il nodo di un’altra questione fondamentale: la libertà dei mezzi di comunicazione privati e soprattutto pubblici. Basta pensare che la stessa telefonata del Papa al cardinale Bagnasco è stata praticamente occultata dai principali telegiornali. È evidente l’idea di sostituire il Governo delle cose concrete con una sorta di rappresentazione autoreferenziale della realtà e per questo bisogna espungere tutti gli elementi che non siano in un totale conformismo di impostazione ideologica».

– C’è secondo lei un’emergenza democratica fra potere e informazione?

«Non mi piacciono certe espressioni, ma io vorrei un Paese in cui le persone come me possano continuare a dissentire da Santoro. Non un Paese nel quale si spenga la voce di Santoro. Chi ha cento voti di maggioranza in Parlamento deve governare il Paese e confrontarsi con le questioni poste dall’opposizione. Qui un giorno si attacca l’Unione europea, il giorno dopo si portano in tribunale i giornali, il terzo magari ci deliziamo con Putin e con Gheddafi... Un delirio di uno contro tutti che finisce per essere autolesionistico per l’Italia e per lo stesso presidente del Consiglio. Mi chiedo che tipo di epilogo politico rischia di avere questa legislatura, partita all’insegna del bipartitismo e dell’autosufficienza e già impantanata».

– La cercano da destra e da sinistra...

«Noi siamo disponibili a fare alleanze solo sulla base dei fatti, non delle parole, delle promesse o dei posti. Chi è venuto nell’Unione di centro i posti li ha persi. Con l’idea della politica che sta avanzando, le distanze fra noi e gli altri si allargano. La mia paura è che la vicenda di questi giorni rischi di diventare la metafora del Paese: la crisi offre grandi possibilità di fare le riforme che servono, e invece ci si crogiola affermando che l’Italia si è accorta prima degli altri Paesi della crisi e ne sta uscendo meglio. Mi permetterei di eccepire: basti pensare alle scelte iniziali del Governo e ai quattro miliardi di euro che rischia di costare agli italiani la follia dell’Alitalia. Penso che, prima o poi, qualcuno dovrà risponderne. E che fine ha fatto l’impegno di introdurre il “quoziente familiare” sul quale chiediamo conto dall’inizio della legislatura? Avevamo il dovere di aiutare le famiglie, e invece nulla, tabula rasa, mentre i genitori ancora non sanno se avranno il tempo pieno a scuola o no».

– Resta il fatto che per le elezioni regionali bisognerà scegliere. E del Pd cosa pensa?

«Mi auguro che il nuovo segretario faccia una scelta di lungo respiro, strategica. Se il Pd si deve porre un giorno il problema di Rifondazione, il giorno dopo quello di Di Pietro, e quello dopo ancora del Partito radicale, finisce per certificare l’esistenza di una forza minoritaria senza alcuna vocazione di governo del Paese. L’alternativa di governo non si crea denunciando le performance sessuali del presidente del Consiglio, ma avendo un’idea dell’Italia che non può soddisfare allo stesso modo Rifondazione, Di Pietro e i moderati. Occorre, inoltre, una sensibilità nuova verso i temi etici, rompendo le vecchie barriere che portano la sinistra moderata a non comprendere che tanti temi del mondo cattolico si coniugano con una società moderna che non dimentica l’uomo e i suoi valori. Se permarrà questa incomunicabilità fra mondo cattolico e sinistra, non ci sarà mai una seria alternativa. Quanto alle elezioni regionali, non abbiamo la vocazione alla solitudine, valuteremo caso per caso sulla base di un’idea concreta dei fatti, dei programmi e degli uomini. Ma di fronte a una situazione così, io dico che non ci lasceremo tirare per i capelli da nessuno; andare ancora una volta da soli non ci spaventa».

– Dove vi porta questa posizione?

«Ci consente e ci consentirà di essere protagonisti di un’Italia diversa che vogliamo costruire, perché è chiaro che il dopo Berlusconi è già cominciato. Alla fine di questa legislatura capiremo se sarà possibile costruire una proposta di governo che si emendi dal populismo e dal radicalismo ideologico. Che finiscono, peraltro, per degenerare in fenomeni razzisti».

La Lega e il Governo sbagliano sull’immigrazione?

«Siamo tutti per il rispetto delle regole, e chi sbaglia paghi. Ma noi dobbiamo integrare, non respingere. Mio nonno e tutta la sua famiglia si fecero la quarantena a Ellis Island e vent’anni di immigrazione negli Usa. I nostri cromosomi sono questi e invece si istilla odio ogni giorno».

– Che pensa di Fini quando dice che le leggi non le deve fare il Vaticano?

«Le leggi non le ha mai fatte il Vaticano. Ma chi ritiene che debbano farle i legislatori italiani non può ritenere che i parlamentari cattolici rinuncino a difendere le proprie convinzioni. La legge sulla fecondazione ha avuto un supporto molto forte di tanti parlamentari del Centrosinistra, che non hanno risposto ai richiami delle gerarchie ma solo e unicamente alla propria coscienza. Il presidente della Camera, ne sono certo, nei prossimi mesi vorrà essere custode non solo delle proprie convinzioni, ma anche delle convinzioni etiche di chi, in nome della vita, e del futuro dei propri figli, ha idee diverse dalle sue».

Guglielmo Nardocci

Berlusconi lanza una ofensiva contra la prensa y la Iglesia

Silvio Berlusconi ha vuelto de vacaciones a lo grande, atacando frontalmente a la prensa y a la Iglesia, los dos poderes que todavía osan importunar sus delirios de impunidad. Su abogado, Niccolò Ghedini, anunció este viernes querellas y demandas contra La Repubblica, a la que pide un millón de euros de resarcimiento, y contra otros diarios de Francia, España y Reino Unido. En paralelo, y en un gesto sin precedentes, el Vaticano canceló la cena que debía celebrar esta noche su secretario de Estado, cardenal Tarcisio Bertone, con Berlusconi en L'Aquila, tras la publicación en Il Giornale, el diario del hermano del Cavaliere, de una información contra el director de L'Avvenire, el órgano de la Conferencia Episcopal Italiana.

En declaraciones a la agencia Reuters, Ghedini anunció que ha presentado denuncias contra diversos medios europeos, y que además ha dado instrucciones a abogados en Reino Unido para que estudien posibles casos por difamación en ese país.

El letrado precisó que ya han denunciado al semanario francés Nouvel Observateur por una información titulada "Sexo, poder y mentiras", y al diario El PAÍS por publicar las fotos de sus invitados en su mansión sarda de Villa Certosa. En España, sin embargo, los abogados de PRISA no tenían constancia este viernes de dicha denuncia, que ya fue anunciada por Ghedini el día de la publicación de las fotos.

El abogado explicó que aún no sabe a quién denunciarán en Reino Unido, donde muchos diarios, y especialmente el Times, de Rupert Murdoch, han dado gran relieve a las relaciones de Berlusconi con la joven Noemi Letizia, a sus fiestas con prostitutas y velinas, y al divorcio de su segunda mujer, Verónica Lario.

En Italia, Il Cavaliere reclama a La Repubblica un millón de euros por un artículo del 26 de junio en el que Giuseppe D'Avanzo, periodista del diario del grupo L'Espresso, formulaba diez preguntas a Berlusconi. El primer ministro nunca contestó a esas preguntas relativas a sus andanzas sexuales, sus contradicciones y su estado de salud, y ahora las considera "difamatorias".

"Por primera vez en la historia de la información italiana las preguntas de un periódico terminan delante de un tribunal civil", afirmó este viernes La Repubblica. Además, el primer ministro y magnate considera difamatorio un artículo de Giampiero Martinotti, en realidad un resumen de prensa extranjera que citaba al Nouvel Observateur y a otros medios.

Sobre las diez preguntas, los abogados de Berlusconi subrayan en la denuncia que se han publicado "durante más de 60 días", y consideran que se trata de "preguntas retóricas" que "no buscan obtener una respuesta del destinatario, sino insinuar al lector la idea de que la persona 'interrogada' se niega a responder".

El líder del principal partido opositor, el Partido Democrático, Dario Franceschini, llamó al director del diario, Ezio Mauro, para expresarle su solidaridad y la de su partido ante "la increíble acción judicial" del primer ministro. "Nos encontramos ante una estrategia indigna de intimidación que no tiene precedentes en ninguna democracia y que es además un síntoma de miedo", afirmó.

Deterioro de las relaciones con la Iglesia

Entretanto, las relaciones de Berlusconi con la Iglesia sufrieron un nuevo deterioro a causa del brutal ataque de Il Giornale contra Dino Boffo, el director de L'Avvenire. Según el diario de la familia de Berlusconi, Boffo fue procesado en 2002 por acosar a una mujer con cuyo marido, sostiene Il Giornale, el periodista mantenía una relación homosexual.

Berlusconi ha contratado este verano a Vittorio Feltri, hasta ahora director de Libero, para dirigir el diario familiar. Según informaciones publicadas en Italia, Il Giornalehabría ofrecido a Feltri, un veterano berlusconiano, 15 millones de euros por incorporarse al proyecto más un salario anual de tres millones.

La misión principal de Feltri, según sugiere la portada contra Boffo, parece que consistirá en intimidar y desacreditar a los periodistas y editores que aun se muestran críticos con Berlusconi. L'Avvenire había sido muy duro al censurar la mezcla de sexo y política del Cavaliere.

En respuesta al ataque contra Boffo, y a pesar de que Berlusconi trató de desmarcarse de Il Giornale diciendo que la intimidad debería ser "sagrada", la Conferencia Episcopal defendió con una nota al director, y el Vaticano canceló abruptamente la cena, prevista desde hace semanas, que debía celebrar Berlusconi con el cardenal Bertone en L'Aquila.

Ambos iban a asistir juntos a la ceremonia de la "Perdonanza Celestiniana", por el perdón de los pecados. El primer ministro esperaba ese encuentro con ansia para mejorar su imagen ante el Vaticano, aunque Rocco Butiglione, el ínclito diputado democristiano, le recordó que para ser perdonado es necesario arrepentirse antes. "Al perdón se va como penitente, no intimidando con métodos 'escuadristas'. No se puede pretender intimidar a la Iglesia".

La razón oficial esgrimida por el Vaticano para anular la cita fue que era mejor dedicar el dinero que habría costado la cena a las víctimas del terremoto. Fuentes vaticanas dijeron a Reuters, sin embargo, que se trata solo de una excusa diplomática y que la razón real era el enfado del Vaticano. Para evitar el bochorno institucional, Berlusconi consiguió enviar a la ceremonia a su número dos, Gianni Letta. Ahora deberá hacer juegos malabares para reparar su destruida relación con los obispos italianos y con el Vaticano.